Cosa cambiare, cosa conservare e come far dialogare nuovo ed esistente: rinnovare una cucina non significa necessariamente ripartire da zero.

Anche in funzione del budget, è una delle prime cose che cerco di capire quando entro in una casa o incontro un cliente in showroom: che cosa funziona già? Che cosa merita di essere conservato? E, soprattutto, dove ha davvero senso investire?

Quando immaginiamo una nuova cucina, infatti, è facile concentrarsi subito su ante, finiture, top ed elettrodomestici: ma il nuovo progetto non può esistere come a sé stante rispetto al resto della casa. Deve dialogare in modo coerente con il pavimento, con la luce, con gli infissi, con le pareti e con gli ambienti che la circondano.

Per questo, prima di decidere cosa eliminare, partiamo insieme da qui: che cosa abbiamo? Perché a volte un elemento che inizialmente sembra un limite può diventare proprio il punto da cui nasce il progetto.

Prima di cambiare, guardare

Quando progetto una cucina parto sempre dallo spazio reale, non da un’immagine ideale da sovrapporre alla casa.

Può esserci un pavimento in parquet che ha ancora molto da raccontare, una graniglia originale, delle piastrelle che non avremmo scelto oggi ma che, abbinate nel modo giusto, acquistano improvvisamente un carattere diverso. Spesso, in questo periodo, mi capita di trovare dei meravigliosi pavimenti in travertino degli anni ‘70.

Pavimento travertino

Un travertino vintage, per esempio, può essere efficacemente ricontestualizzato

Oppure possono esserci punti luce, serramenti o elementi architettonici che, a vario titolo, non si possono sostituire.

Progettare bene significa anche saper scegliere cosa non cambiare.

Non soltanto per una questione economica. Conservare un elemento esistente può dare personalità al progetto, evitare interventi inutilmente invasivi e creare un risultato meno standardizzato.

L’importante è smettere di considerare ciò che esiste come qualcosa a cui la nuova cucina deve semplicemente adattarsi. Deve invece entrare a far parte del progetto.

Il pavimento non deve necessariamente essere sostituito

È uno dei punti chiave: in tutta onestà, il pavimento “fa” tantissimo. Si desidera una cucina completamente diversa e si pensa immediatamente che anche il pavimento debba essere rifatto.

Ma senza considerare per un attimo la complessità di sostituirlo se non siamo in un contesto di completa ristrutturazione, a volte non è proprio necessario.

Se è in buone condizioni, può diventare il punto di partenza per definire colori, materiali e finiture della nuova composizione.

Un pavimento molto caratterizzato, per esempio, può trovare equilibrio accanto a superfici più essenziali e colori neutri. Un parquet caldo può dialogare con una cucina contemporanea attraverso tonalità naturali, laccati opachi o dettagli scelti con attenzione. 

Una pavimentazione che appare un po’ datata può cambiare completamente percezione quando vengono modificati gli elementi che la circondano.

Cucina moderna pavimento cotto

Un cotto antico può essere magnifico insieme a una cucina moderna

Il mio consiglio è quindi semplice: prima di decidere di eliminarla, proviamo a immaginare quella superficie all’interno del nuovo progetto.

È anche per questo che utilizzo render e campioni: vedere materiali diversi uno accanto all’altro aiuta a prendere decisioni molto più consapevoli rispetto a una scelta fatta osservando ogni elemento separatamente.

Anche la luce fa parte dell’arredo

Un’altra leva spesso sottovalutata è l’illuminazione.

Si può scegliere una cucina bellissima e accorgersi, alla fine, che qualcosa non funziona. Molte volte quel “qualcosa” è semplicemente la luce.

Non significa necessariamente rifare completamente l’impianto elettrico.

A volte basta ripensare il modo in cui utilizziamo i punti luce esistenti: cambiare una sospensione sopra il tavolo o l’isola, introdurre una luce tecnica nella zona operativa, illuminare meglio il piano di lavoro o sostituire corpi illuminanti che non valorizzano più l’ambiente.

La temperatura della luce, poi, cambia moltissimo la percezione di colori e materiali.

Per questo preferisco pensarla insieme alla cucina e non alla fine, come fosse un accessorio.

L’illuminazione giusta non riempie semplicemente uno spazio: gli dà profondità, mette in evidenza le superfici e crea atmosfera.

Non tutto deve essere coordinato

Un altro errore frequente è pensare che rinnovare significhi rendere tutto perfettamente uniforme.

Io preferisco parlare di armonia: un tavolo che appartiene alla casa da anni, magari ereditato dai nonni, delle sedie che amiamo, una madia, una lampada particolare possono convivere molto bene con una cucina nuova. 

Non devono necessariamente appartenere alla stessa collezione, allo stesso stile o avere esattamente la stessa essenza: il lavoro di progettazione consiste proprio nel creare un filo conduttore.

Può essere un colore che ritorna, una finitura metallica, una tonalità di legno oppure un contrasto voluto: d’altronde, è così che una casa conserva qualcosa di chi la abita. Altrimenti tutti i progetti si assomiglierebbero.

Dove, invece, conviene investire

Riutilizzare al meglio: cosa farà davvero la differenza nel tempo? 

In cucina è corretto investire innanzitutto sulla qualità della struttura e dei meccanismi, sui materiali delle superfici più utilizzate e su una buona progettazione degli spazi contenitivi.

Poi sugli elettrodomestici che utilizziamo veramente, non necessariamente il modello più costoso o quello con il maggior numero di funzioni, ma quello adatto alle nostre abitudini.

Chi cucina ogni giorno avrà esigenze diverse da chi utilizza poco i fornelli. Una famiglia numerosa avrà priorità diverse da una coppia spesso fuori per lavoro. C’è chi ha bisogno di moltissimo spazio contenitivo e chi preferisce una cucina più leggera e aperta verso il living.

La domanda giusta è sempre: “Qual è la cucina migliore per questa casa e per chi la vivrà?”